lunedì 25 giugno 2012

Visita al Lao Disabled Women's Develpment Center (Vientiane)

Un'altra splendida esperienza a Vientiane è stata la visita al centro per donne disabili, il Lao Disabled Women's Development Center. Ci ha accolto la direttrice, una signora squisita che ci ha raccontato di come cerchino di insegnare un lavoro alle ragazze disabili che altrimenti non avrebbero modo di guadagnarsi da vivere. Abbiamo visitato la sala informatica, dove viene insegnato quanto meno il livello base per potersi destreggiare ai computer, le sale dove si produce la carta, dove le ragazze lavorano ai telai e alle macchine da cucire (delle vecchie Singer nere, come quelle su cui lavorava mia nonna) e altre ancora. Abbiamo fatto un po' di festa con le ragazze, preparando insieme il piatto laotiano più popolare - la papaya salad - facendo a gara a chi la faceva meglio e più o meno piccante. E' stato un bel pomeriggio.








foto di Nancy


A Vientiane


Non avendo le forze per scrivere delle giornate di ieri e di oggi a Vientiane, in quanto stramazzata dalle fatiche da turista, vi posto alcune foto e appena possibile aggiungerò qualche commento....

Aperitivo sulla terrazza del pub con vista sul lungo fiume





Pha That Luang





io e il mio amico Singhji
L'Arco di Trionfo, di fronte e sopra (sì, ci si può salire)







domenica 24 giugno 2012

Istruzioni per l'uso

Se intendete venire in Laos, prima o poi nella vita, mettete da conto un repertorio di due-tre canzoni italiane, con parole e tutto, perchè se andate in campagna (non certo a Vientiane) e partecipate a qualche cena o festicciola in casa di gente del posto è praticamente certo che dopo aver cenato si canterà e suonerà. Non vorranno solo offrirvi il loro repertorio popolare, ma avranno il piacere e la curiosità di conoscere anche qualche nostro brano musicale e non è bello tradire la fiducia dei nostri ospiti.
Come già vi raccontavo, avevo dovuto intonare Via del Campo di De Andrè, nella disperata e immediata risoluzione dell'enigma "Cosa gli canto?!?!". Ieri sera, ultima sera in campagna, siamo stati invitati dal capo villaggio e dalla sua famiglia allargata (nipoti, cugini, etc.). Tutto tranquillo finchè si è compiuta la consueta cerimonia per gli ospiti, con offerta di frutta e braccialetti, e si è mangiato sulle stuoie. Ogni tanto entrava un signore, salutava e si sedeva pure lui per terra. Ma sempre tutti piuttosto compassati. Ad un certo punto sono arrivate le birre (la famosa Lao Beer) e il lao-lao, una specie di whisky di riso che non manca mai nelle cene laotiane.

con gli amici del gruppo, quando ancora si era dignitosi

A quel punto il ghiaccio era rotto. Tutti - indigeni e stranieri presenti (otto) - hanno iniziato a suonare e ballare, bambini in mezzo, cani buttati per terra sulle stuoie, lao lao che passava di mano in mano, alè!!!
Il capo villaggio mi ha preso di mira e mi incitava a bere lao lao, per non offenderlo facevo finta di berne un sorso ma il furbastro se ne accorgeva e me ne versava altro. Il nostro amico Zac ormai mischiava beer Lao e lao lao, ne finiva uno e continuava con l'altra. Lo vedevo ondeggiare col boccale in mano, come da migliore tradizione da Oktober Fest. Insomma, seratona. Alla fine siamo rimasti in quattro forestieri e un manipolo di uomini della casa, oltre a delle ragazzine che continuavano a vedere la tv nel casino generale. Il capo villaggio era stracotto e ormai rideva e cantava per suo conto, tirandosi su la maglia a mo' di calciatore festante.
Siamo andati via sghignazzando, sia di qua che di là, e il sonno, nonostante i topoloni che correvano sul tetto, è arrivato immediatamente. Beer Lao e lao lao fanno miracoli.

Non ho voluto scattare foto durante la serata, come hanno fatto gli altri stranieri invitati perché trovo assurdo andare a casa di gente che ti invita e trattarli come animali chiusi in uno zoo. Immaginatevi al loro posto. Che senso ha?!
Ho chiesto solo se era possibile avere un ricordo alla fine e così ho avuto la possibilità di fare due foto come se si fosse tra amici, non come se fossero oggetti strani da mostrare una volta a casa...

la padrona di casa, le figlie, il nonno, un amico

con gli uomini della casa, tutti ebbri di lao lao e beer lao

sabato 23 giugno 2012

Seconda giornata nella riserva di Phou Hin Poun, sulle rive del fiume Hinboun. Ha piovuto tutta la notte e i rumori sono stati pressoché continui. Non ho potuto capire di che si trattasse, ma c’erano suoni come di qualcuno che grattava le porte, qualcuno o qualcosa che sbandava nel bagno, uccelli preistorici là fuori che gracchiavano.

Stamattina la mia vicina di stanza ha trovato una sorpresa. Dopo aver cambiato letto durante la notte ed essersi messa in quello a fianco, a causa di continui rumori e la sensazione di qualcosa che andava e veniva, stamattina ha trovato il suo (primo) letto con un buco all’altezza del cuscino (il cuscino se l’era portato nell’altro letto) nel lenzuolo e nel materasso con il contenuto del materasso stesso tutto di fuori.
Si suppone un topo furioso che ha scavato per qualche ora. Fortunatamente lei si è comportata da donna di mondo, lamentando solo la notte insonne. In fondo siamo nella foresta tropicale, poteva andare peggio.


Siamo usciti per visitare i villaggi qui intorno. Il cielo sempre grigio (da quando sono partita da Roma non ho più visto un cielo azzurro) e una cappa di caldo interrotta di tanto in tanto da una pioggerella rinfrescante.
Ci avevano avvertiti che ci saremmo inzuppati di fango ma in effetti non immaginavo fino a che punto. Praticamente nelle non-stradine dei villaggi (poche case sparse in realtà) c’era una gran melma e grazie alla pioggia battente notturna a volte più che fango si trattava di vere e proprie pozze profonde fino alla caviglia.
Il paesaggio è idilliaco: un verde brillante ovunque, risaie, campi, e montagne tutto intorno di un verde più scuro. Qualche casa sparsa, ogni tanto un motorino che passa e due-tre macchine in tutto. La musica proveniente da una scuola elementare, con i bambini scalzi che corrono e giocano nel fango.

bamboo
Ci inoltriamo nella foresta, in una bellissima cornice tropicale, con banani, piante medicinali (ci spiega il ragazzo che ci accompagna), e altra vegetazione rigogliosa fino ad arrivare fino al fiume, il Nam None, dove troviamo una delle solite barchette per massimo 4 persone che ci trasporta all’interno di una gigantesca caverna.
Lì troviamo addirittura alcune spiaggette di terra o di ciotoli, è bellissima! Ci fermiamo per il pranzo e qualcuno fa anche il bagno. Io sono entrata fino alle ginocchia, per me era un po’ troppo freddina, ma due o tre di noi si sono buttati. Abbiamo fatto un fuoco con della legna portata da fuori per riscaldare chi si era bagnato e abbiamo fatto un picnic lì dentro, con la luce che proveniva da fuori.
Ripresa la barchetta siamo tornati indietro per un altro sentiero, ancora più fangoso se possibile e sotto uno scroscione di pioggia che è durato almeno mezz’ora. Imbrattati fino alle orecchie, siamo tornati ai nostri chalet.
Il pomeriggio l’ho dedicato ancora alla contemplazione dalla veranda: il fiume qui sotto è fonte di continue sorprese, come proprio cinque minuti fa, quando è passata una barca con due ragazzi e un grande uccello nero dal petto bianco appollaiato sulla prua.
Per cena siamo invitati da una famiglia del villaggio, si mangerà  sulle stuoie per terra con loro e lo sticky rice (ahimè, non è che ci vada pazza) sarà protagonista.
I laotiani che abbiamo incontrato sono tutti molto curiosi di sapere cosa c’è nel nostro paese, i nostri usi,cosa mangiamo, che lavoro facciamo, se ci sono montagne, se ci sono risaie. Si vede che non sono abituati ad avere tanti stranieri intorno. In realtà da quando siamo entrati in Laos avremo incontrato al massimo una decina di turisti in tutto. Probabilmente è dovuto anche al fatto che siamo in bassa stagione, ci sono le piogge e molti preferiscono venire da ottobre a febbraio, quando è meno caldo e non piove, e questo rende più sensato dunque l’essere qui in questo periodo. Sebbene il caldo a volte renda tutto più difficile e le piogge – dopo aver rinfrescato  - creano fango e pozzangheroni, siamo in pochi in giro e questo è molto, molto piacevole.

Foto di interni ed esterni della caverna:












Strade e campagne di Phou Hin Poun














conciati da schifo, col fango fino alla gola




Il fango


Vietato ai tipini pulitini, a quelli che proprio non sopportano di sporcarsi i piedini. Se camminate in campagna in Laos nella stagione delle piogge, questa è la norma!

venerdì 22 giugno 2012

In giro per Savannakhet

tempio cinese 
piazza centrale

Mekong

edifici coloniali

un tempio

gallina che spizzica banane